L’AVVENTURA CONTINUA. VI PROPONGO IL SECONDO CAPITOLO DI Rose d’autunno.

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Capitolo 2Rose_cover_estesa

“Federica, chiudi il libro, ora. Va’ ad aiutare tua madre per gli ultimi preparativi nelle stanze del Re e della Regina. Il loro arrivo è imminente.”
“Sì padre, vado. Ma credi che ci sarà anche Glauco?”
“Perché non dovrebbe esserci?” Stava strigliando con energia uno dei cavalli del Re e si fermò d’improvviso per aggiungere: “Federica siete grandi, adesso. Non si fanno più i giochi. Non ti illudere, lui è il figlio del Re e tu sei la figlia del custode.” Le accarezzò il viso dolcemente sfiorandola appena con l’indice per non sporcarla: “Hai avuto la fortuna di poter studiare. Sei istruita, bella e intelligente ma credo che non basti perché la vostra amicizia possa continuare come quando eravate bambini.”
“Vado ad aiutare la mamma.”
I suoi occhi erano tristi e sconsolati. Per un attimo, forse, avrebbe voluto essere ancora una bambina.
Avevano trascorso molte estati meravigliose a Courte Village, durante le quali Glauco e Federica avevano giocato e studiato; erano diventati inseparabili ed era nata una profonda amicizia tra loro. Avevano fatto patti solenni, come spesso accade fra i ragazzini, giurandosi fedeltà eterna. Ora però le cose stavano cambiando e Federica se ne rendeva conto. In più l’interruzione delle ultime estati durante le quali non si erano visti, non giovava alla situazione. Non era più una bambina, era diventata una donna ed era fiorita come una rosa meravigliosa che sboccia in tutta la sua bellezza. I capelli biondi intrecciati, le scendevano lungo la schiena, gli occhi blu incantavano chiunque avesse la possibilità di guardarli. Il suo corpo non era più acerbo ma ben formato, longilineo e proporzionato, anche se tendeva a nascondere le sue splendide forme femminili in un abbigliamento decisamente maschile; amava indossare dei calzoni neri con una camicia bianca e abbondante.
Aveva il desiderio fortissimo di rivedere Glauco, ma nello stesso tempo temeva di non essere più considerata come una volta.
Divagando tra pensieri e preoccupazioni raggiunse sua madre e l’aiutò a preparare il letto del Re. Nonostante la sua giovane età, diciassette anni, sapeva svolgere perfettamente i lavori da fare. Il Re voleva le finestre spalancate finché il caldo della giornata non si faceva sentire. Al grande letto a baldacchino dovevano essere tolte le tende, che impedivano la vista del panorama attraverso le grandi finestre. Considerava il suo Re una persona solare, energica e severa. Molto severa. Le venne alla mente il giorno in cui aveva sorpreso lei e Glauco mangiare le fragoline e le more raccolte nei boschi dalle cameriere. La cuoca avrebbe dovuto preparare delle torte con quella frutta, per la grande festa prevista la sera stessa. Fu un disastro, perché fu necessario modificare il menù dei dolci. Federica e Glauco dovettero strigliare cavalli per tutto il pomeriggio, e non parteciparono al tanto atteso ballo, perché si addormentarono prestissimo, stravolti dalla stanchezza.
“Ti sei incantata?” le bisbigliò sua madre vedendola con gli occhi persi nel vuoto.
“No, mamma. Hai ancora bisogno?”
“Vorrei che adesso tu andassi via. Non fai parte della servitù e non voglio che tu sia qui, quando arriveranno.”
“Papà ha detto che devo aiutarti.”
“L’hai già fatto. Digli che abbiamo finito, che poi è la verità. Devo soltanto posizionare i vasi dei fiori freschi già preparati dal giardiniere. Va’ a cambiarti e a farti bella.”
Federica diede un bacio sulla guancia alla madre e corse giù per le grandi scalinate in un lampo. Attraversò il salone d’ingresso e quando fu nel piazzale della corte, si diresse verso le stalle. In realtà era troppo presto per cambiarsi, così prese il suo cavallo e corse via, al galoppo verso la cascata. Un certo senso di inquietudine l’aveva presa. Non voleva vedere Glauco insieme a tutti gli altri. Non capiva il perché ma sentiva che sarebbe stata in imbarazzo salutarlo di fronte a tutti.
Giunse nel suo luogo preferito molto accaldata, si tolse gli stivali neri e corse a tuffarsi nell’acqua fresca del fiume. Poi rilassandosi, pensò a quanti bagni aveva fatto insieme al suo amico, proprio in quel punto, dove il fiume formava un’ansa e si raccoglieva in una specie di laghetto tranquillo ai piedi della cascata. Lì l’acqua rallenta la sua corsa così tanto, da sembrare priva di corrente. Quello era il loro paradiso di giochi, avevano imparato a nuotare grazie a Trevor e avevano anche studiato parecchie volte all’ombra delle piante nelle giornate più afose. Osservò i cespugli di rose meravigliosamente fioriti come sempre. Adorava quelle rose e un po’ le sentiva sue.
All’improvviso vide tre uomini a cavallo dirigersi verso di lei. Non capiva chi potessero essere, forse un’avanguardia del Re, che controllava il territorio prima del suo arrivo. D’istinto uscì dall’acqua, prese gli stivali e li lanciò dietro ad alcuni cespugli, poi rapidamente vi si nascose insieme al suo stallone nero. Parlò dolcemente al cavallo suo fedele amico e con l’indice appoggiato sulle labbra gli bisbigliò di stare zitto e fermo.
I tre cavalieri si avvicinavano al trotto, parlavano allegramente e ogni tanto ridevano. Erano ragazzi giovani, erano armati e in uniforme bianca. Dallo stemma di un unicorno dorato che portavano sul braccio destro, Federica capì che appartenevano alla Guardia del Re.
Quando si fermarono sul fresco prato vicino al luogo in cui Federica aveva fatto il bagno, ella fu in grado di sentire chiaramente il loro discorsi e di vederli bene: le parve di non conoscerli. Due di loro erano molto alti, dal fisico possente e allenato al combattimento, uno dei due aveva i capelli lunghi legati sulla nuca. Entrambi avevano una capigliatura scura. Il terzo era un po’ più magro, sembrava il più giovane: biondo, i capelli lisci che arrivavano a toccargli le spalle; il suo viso d’angelo non le risultò nuovo. Fu un istante, e il cuore le impazzì nel petto. Aveva riconosciuto Glauco. Avrebbe voluto corrergli incontro, ma si trattenne a causa degli altri. Così rimase nascosta ad ascoltare.

“Manca molto alla Corte?”
“Non molto.” rispose Glauco.
I due sconosciuti erano scesi da cavallo e si stavano rinfrescando sulla riva del fiume. Glauco era rimasto in sella e osservava la cascata; sembrava assorto nei suoi pensieri e si era fatto serio.
“Dai Glauco. Vieni a rinfrescarti, c’è tempo.”
Si voltarono verso di lui che non rispondeva e risero.
“Dov’è la tua amica?”
Il ragazzo dai capelli lunghi era il più grosso dei tre, sembrava anche il più burlone e guardava il Principe con aria di scherno. Nei loro modi apparivano in grande confidenza; la loro sembrava davvero una bella amicizia. Glauco si scosse come se riprendesse i sensi che aveva perduto per qualche istante e scendendo da cavallo, rispose:
“Sarà al palazzo.”
“Ma dimmi la verità, è vero che non ci hai mai fatto niente?”
Il ghigno di colui che aveva fatto la domanda apparve irritante agli occhi di Federica
“Eravamo bambini, giocavamo.” Rispose seccato Glauco.
“Per me ci nasconde qualcosa!” Disse ridendo l’altro ragazzo, alto e più snello del primo.
“Siete dei perversi.”
“Ma sei per caso innamorato?”
“Piantatela, adesso. Bestie!”
Il Principe si era avvicinato e tirava calci a destra e manca. I due amici si divertivano a schivarli:
“Dai non ti arrabbiare, non c’è niente di male!” Disse uno dei due.
E l’altro: “È soltanto la figlia del custode, quando ti sarai stancato la passerai a noi.”
Ridevano, ma contemporaneamente stavano molto attenti a evitare le pedate del Principe, il quale aggiunse con un tono che voleva essere solenne:
“Filippo tu sei il figlio del comandante della guardia del corpo di mio padre,” parlava al ragazzo più grosso. “Posso capire che tu sia un grezzo. Però tu, Ferdinando? Tu sei il figlio di un generale dell’esercito, vieni da una illustre famiglia, come fai a essere così volgare! Vi ho già detto di piantarla!”
“Poverina la sua amichetta del cuore, forse l’ho offesa.”
Glauco lo ignorò e cambiò discorso: “Piuttosto dov’è finito Oscar?”
“Sono qui.”
Alle sue spalle si udì un gran fruscio e apparve da un gruppo di piante, un omone che teneva per un braccio un ragazzetto scalzo. Spingendolo bruscamente in avanti e facendolo cadere, disse:
“Vi stava spiando da dietro i cespugli.”
Non si accorsero subito che in realtà si trattava di una ragazza. Solo quando si rialzò in piedi, dritta davanti a lui, Glauco riconobbe Federica. Nel rivederla il suo cuore aumentò il ritmo dei battiti. La guardava incredulo. Era ancora tutta bagnata, i capelli gocciolavano per terra, la camicia le si era appiccicata al corpo ed era diventata trasparente, mettendo in risalto le sue forme. Era imbarazzato, i suoi amici si stavano avvicinando e lui non voleva che vedessero. Velocemente si tolse la giacca della divisa e dolcemente la coprì: “Ciao Fede. Come stai?” Le sussurrò.
Si guardarono negli occhi senza parlare.
“Principe, conoscete questo ragazzetto?” Chiese stupito Oscar, la sua guardia del corpo.
“Ragazzi vi presento Federica!!” Esclamò solennemente Glauco, voltandosi verso i suoi due amici.
Rimasero impietriti a guardarla, mentre lei accennava al suo solito inchino. La loro meraviglia più grande era vederla vestita da uomo, con i piedi nudi, senza trucco, spettinata e completamente bagnata. Eppure era bella. Non erano abituati a vedere le ragazze così, ma rimasero incantati da quella specie di fatina vestita da monello. E Glauco aveva già fatto capire loro che quella non era una ragazza qualsiasi, lei era sua, soltanto sua.
“Ti porto a casa,” Le disse Glauco.
“No, grazie. Ho il mio cavallo qui dietro. Vado da sola.”
Glauco era visibilmente felice di rivederla, ma Federica non sembrava lo fosse. Capiva che le cose erano cambiate, adesso c’erano questi suoi amici, temeva che lui non appartenesse più soltanto a lei.
Gli altri tre, ammutoliti, si erano rimessi in sella e salutando erano ripartiti. Federica restituì la giacca a Glauco e lo guardò rimettersi a cavallo e raggiungere gli altri. Poi tornò dietro ai cespugli, infilò gli stivali, saltò in sella al suo destriero e corse via, imboccando il sentiero più breve per raggiungere Courte Village prima dei ragazzi.
Col cuore in gola, era felice di averlo rivisto, ma nello stesso tempo era turbata da ciò che era appena accaduto e da quello che aveva sentito.

Un paio d’ore più tardi, la servitù al completo era schierata davanti all’entrata principale del palazzo, pronta a porgere il benvenuto alla famiglia reale che stava arrivando con il suo corteo di nobili e bagagli.
“Non ti mettere in fila con la servitù” ordinò la madre a Federica. “Sei bellissima Federica, sembri una dama di corte. Voglio che tu stia dall’altra parte, verso la nostra casa. Tu non sei come le altre ragazze che lavorano qui.”
Le strinse le braccia e aggiunse: “Ricordati, tu sei diversa, sei intelligente e colta. Anche il Re lo sa, altrimenti non ti avrebbe permesso di studiare con suo figlio.”
Federica obbediva sempre alla madre, ma in quel momento non ascoltava, la sua mente era altrove. Pensava a Glauco, al suo cambiamento. In tre anni era diventato un uomo, un cavaliere forte e lei l’aveva riconosciuto soltanto attraverso i modi di fare. Pensò a com’era stato dolce quando l’aveva coperta con la sua giacca. Sapeva però che quell’estate non sarebbe stata come tutte le altre.
Intanto sua madre era andata a unirsi al gruppo delle cameriere, mentre suo padre era già là, dritto davanti a loro. Lui era il responsabile di tutta Courte Village. I primi soldati stavano già entrando nella corte e avanzavano in formazione aprendosi a ventaglio, per far passare le carrozze reali. C’erano ben sei vetture scortate da un centinaio di cavalieri, almeno il doppio degli anni precedenti. Federica si chiese come mai ci fossero tanti ospiti e poi si accorse che Glauco era tra i cavalieri che erano entrati prima delle carrozze. Lo vide staccarsi dal gruppo e raggiungere la carrozza dei suoi genitori. Lo osservò scendere da cavallo e andare ad aprire la portiera della carrozza, dare la mano a sua madre e aiutarla a scendere. Lei era, come al solito, splendida, fasciata in un abito verde ricco di merletti. Nonostante il lungo viaggio era perfettamente in ordine, sembrava fresca come il mazzo di rose appena colte che le venne dato in dono da una cameriera, in segno di benvenuto. Il Re arrivò per ultimo, seguito dalle sue fidate guardie del corpo. A lui piaceva fare il viaggio a cavallo, permettendosi così brevi escursioni sui territori attraversati. Raggiunse la moglie e insieme salutarono la servitù, per poi dirigersi verso il Signor Marco, il padre di Federica.
“Marco, vi vedo in forma,” esclamò il sovrano con la sua voce energica.
“Certo, Maestà, lo sono. Tutto bene.”
I due si guardarono negli occhi per qualche istante, come se tra loro ci fosse intesa.
“È tutto in ordine per i nostri ospiti?” Chiese la Regina.
“Certamente maestà. Ecco le chiavi delle rispettive stanze da consegnare a loro. Troveranno tutto come si conviene.”
La Regina sorrise e poi chiese: “Ma dov’è Federica?”
“Sì, dov’è Federica?” chiese anche il Re curioso.
“Là, dall’altra parte del vialetto.”
La Regina le sorrise e la salutò da lontano, poi entrò. Il Re invece si avvicinò alla fanciulla.
“Buongiorno Federica.”
“Maestà, benvenuto.” Rispose lei, accennando al solito inchino.
“Sei cresciuta tantissimo in questi anni e sei bellissima.”
“Grazie, maestà. Anche voi siete in forma.”
“Hai già rivisto Glauco?”
Il Re si voltò indicando il figlio che era tornato a schierarsi insieme agli altri cavalieri.
“Sì, in realtà … sì, Maestà. Ci siamo visti alla cascata.” Era imbarazzata.
Il Re la guardò con un pizzico di amara dolcezza, accarezzandola sulla guancia come si fa a una bimba e poi si allontanò per entrare nel palazzo.
Federica rimase a osservare che anche gli altri entrassero. C’erano due amiche della Regina, con i rispettivi mariti, i quali avrebbero dovuto fare compagnia al sovrano, ma che lui sopportava fino a un certo punto. Quando si stancava, li mollava e andava in cerca del padre di Federica. Con lui chiacchierava anche un giorno intero senza stancarsi; lo seguiva e lo aiutava nelle varie incombenze che Courte Village sempre richiedeva. C’era uno strano rapporto di amicizia tra i due.
Poi erano scese da altre carrozze persone nuove, che Federica non aveva mai visto prima: due dame vestite riccamente, molto eleganti, accompagnate da due gentiluomini, di certo i mariti. Infine dietro a tutti c’era una ragazza che diede un’occhiata un po’ curiosa verso Federica. Forse il fatto che il Re si fosse scomodato per andare a salutarla, aveva creato curiosità. Per ultimi entrarono Glauco insieme ai suoi due amici. Lui non si voltò nemmeno per un cenno.
Anche la servitù corse dentro per accertarsi che gli ospiti si sistemassero bene. Federica vide che il comandante Urshlock scambiò velocemente alcune parole con quel ragazzone di nome Oscar, che l’aveva strattonata alla cascata: gli ordinò di predisporre l’accampamento all’esterno delle mura, verso ovest in una posizione nascosta e che gruppi di quattro soldati facessero giri di controllo ogni dieci minuti.
Il palazzo non era una fortezza, era un bellissimo castello con una sola torre di vedetta e con mura di cinta non abbastanza alte e robuste da sostenere una difesa efficace contro eventuali attacchi. Courte Village era la residenza estiva preferita dai sovrani, le loro famiglie e gli amici più stretti. Non era un castello fortificato ma piuttosto una grande villa con attorno una corte, dei giardini e la grande porta di entrata principale rimaneva sempre aperta.
Rientrando in casa, Federica si accorse dell’assenza di Trevor e si domandò per quale motivo non fosse arrivato insieme a loro come era sempre accaduto negli anni passati.

Venne la sera, Federica aveva aiutato sua madre durante tutto il pomeriggio a preparare dei dolci. Ora si trovava nella sua camera e guardava, affacciata alla finestra, le ultime luci del giorno calare. La sua casa in fondo alla corte, vicino al cancello d’entrata principale, era la classica casetta del custode. Tutta bianca con le persiane verdi. Ben tenuta, i fiori alle finestre, arredata con mobili semplici, ma eleganti. Entrando, sulla destra, si accedeva a un salottino, a sinistra in una sala da pranzo che a sua volta dava nella cucina. Da lì si poteva uscire in un cortiletto recintato adiacente al muro di recinzione della corte. Dentro a questo piccolo cortile sua madre teneva alcune galline e qualche coniglio. Di fronte all’entrata, le scale portavano al piano superiore, dove c’erano tre camere da letto. La prima era dei suoi genitori, una seconda era sempre chiusa, infine c’era quella di Federica, che aveva una grande finestra rivolta verso l’esterno della corte. Sin da bambina era solita osservare la strada che porta alla capitale, guardava il bosco lontano e si accorgeva se qualcuno era in arrivo, ancor prima che fosse vicino. Osservava i monti non troppo lontani, fantasticava su dove fosse la città in cui viveva Glauco e su come fosse vivere in una grande città.
Quella sera ragionò sul fatto che probabilmente quella non sarebbe stata un’estate come le altre. Troppa gente nuova era arrivata. In più, aveva sentito dire da suo padre che presto sarebbe arrivato anche il fratello di Glauco. Ella si scoprì incuriosita di conoscerlo. Non lo aveva mai visto prima, sapeva soltanto che era un uomo burbero e arrogante. Aveva sedici anni più di Glauco, con il quale non andava d’accordo. A un tratto le tornò alla mente Trevor. Perché mai non era arrivato insieme a Glauco? Cosa gli era accaduto?
Le sue riflessioni sarebbero durate ancora a lungo se non che udì un rumore di passi provenire da sotto la sua finestra tra le piante poco distanti. Ben presto si rese conto che una persona si stava avvicinando non seguendo la strada. Corse a spegnere il lume che aveva sul comodino vicino al letto e subito tornò alla finestra. Cautamente si riaffacciò ma non vide nessuno. Era sul punto di sporgersi al massimo, per vedere sotto, ai piedi della casa, quando udì un bisbiglio:
“Federica.”
Sottovoce qualcuno la stava chiamando. Lei non rispose.
“Federica” Il tono era più forte e lei riconobbe la voce di Glauco.
“Fede, vieni con me alla cascata?”
“Adesso?”
“Ora.”
Sembrò un ordine.
“Non so se posso uscire adesso.”
“Non dirlo a nessuno.”
Rimase un po’ sorpresa dalla richiesta, ma subito rispose.
“Dovrei scendere da questa finestra per non farmi vedere. Servirebbe una scala, forse là tra i meli ce n’è una.”
A poche decine di metri dalla strada e dalle mura c’era infatti un boschetto di meli, coltivato da alcuni contadini dipendenti del Re.
“Vado a vedere e torno.”
Rispose Glauco con prontezza.
Federica lo guardò allontanarsi, era felice ma preoccupata, eccitata ma nervosa. Non capiva il perché di tutto quel mistero. Poi alzò gli occhi e si accorse che una splendida luna piena spuntava dietro le montagne dell’Est.
Glauco non si fece attendere molto, tornò trascinando a fatica una lunga scala a pioli di legno che aveva appoggiato sulle spalle.
La ragazza scese. Indossava un sottabito bianco lungo fin quasi alle caviglie, che la impacciava nei movimenti. La scala traballava anche se Glauco cercava di tenerla ferma. Le mancavano pochi gradini quando improvvisamente si sentì afferrare ai fianchi e, dopo un breve volo, appoggiare per terra. Glauco le sorrideva felice e lei sentiva il cuore palpitare: nell’istante in cui l’aveva afferrata, un sussulto l’aveva emozionata.
“Andiamo?” chiese lui impaziente.
“E i cavalli?” chiese estasiata. Le sembrava di vivere un sogno.
“Sono un po’ più avanti, tra i cespugli.”
Levarono la scala dal muro e la nascosero nell’erba alta, poi corsero a prendere i cavalli. Li spinsero come saette, al galoppo, respirando a pieni polmoni la brezza della sera appena nata. La luna illuminava la strada con pallido chiarore e il sentiero che presero li portò fino alla radura sotto la cascata.
Il caldo di quella giornata di fine giugno andava piano piano affievolendosi e lasciava il posto al fresco della notte. Quando furono quasi arrivati, rallentarono e poi si fermarono a osservare lo specchio d’acqua illuminato dalla luna. Più in là c’era la cascata mai quieta, da cui scende l’acqua a valle eternamente. Non si erano mai recati di notte in quel luogo; da bambini avevano giocato lì infinite volte e adesso sembrava loro tutto nuovo. Incantato.
“É bellissimo qui, stasera.”
Esclamò Federica smontando da cavallo.
“Come stasera? Sei già venuta altre volte di sera?” Chiese incuriosito Glauco.
“No, volevo dire che con la luna piena, il paesaggio diventa incantevole, surreale.”
Sedettero sull’erba morbida e fresca, vicino al punto in cui si erano visti qualche ora prima. I loro sguardi si incrociarono. Solo in quel momento Glauco si accorse che Federica era uscita indossando solo una sottoveste bianca, ricca di merletti e scollatissima. Osservò il suo seno di donna e i capelli lunghi sciolti, che coprivano in parte le spalle nude. Non si lasciò travolgere dall’istinto, si trattenne. Lei non sembrava turbata dal fatto che la stesse guardando con tanta insistenza e gli sorrise.
“Perchè mi guardi così? Sono sempre io. Sono passati tre anni, forse sono un po’ cambiata, ma sono sempre la tua amica Federica, con la quale hai giocato per tante estati.”
“Il fatto è che ora non siamo più bambini. Siamo cresciuti e ti guardo con gli occhi di un ragazzo incantato dalla tua bellezza.”
Sembrava veramente stregato. Le si avvicinò e l’accarezzò. La sua mano si posò sui lunghi capelli dorati e poi lentamente scese fino alla spalla, per finire su un seno. Federica provò un’emozione nuova, intensa, ma non reagì. Il suo respiro si fece sempre più affannoso, mentre la mano di lui osò e si insinuò lentamente sotto il corsetto, fino a toccarle il capezzolo. Ella emise un gemito e si lasciò cadere indietro sull’erba. Glauco in ginocchio davanti a lei la risollevò e tirò lentamente il nastrino che teneva chiuso il corpetto. Dalle spalle fece scivolare giù l’indumento finché non vide comparire il suo seno meraviglioso, sodo, pronto per essere toccato. Federica chiuse gli occhi e si lasciò accarezzare dolcemente.
Sarebbero rimasti nel loro magico mondo per sempre, se non fossero giunti alle loro orecchie alcuni rumori: qualcuno si stava avvicinando. Federica si rivestì velocemente, Glauco afferrò le briglie dei cavalli e insieme si nascosero dietro a dei cespugli. Volevano vedere chi si stava avvicinando a quella tarda ora.
Nell’attesa Federica osservava Glauco. Era cambiato, alto, forte e muscoloso quanto basta per un ragazzo di diciotto anni. Si stava addestrando a diventare un forte guerriero. Pensò a ciò che le aveva detto qualche minuto prima, non erano più bambini e i giochi che una volta facevano insieme sulla guerra e i combattimenti, non erano più fantasia, ma realtà. Ora c’erano dei giochi nuovi e la forte emozione che aveva appena provato le era piaciuta, anche se forse per una ragazza era piuttosto pericoloso esporsi così. Poteva essere sconveniente per la sua reputazione, ma continuando a osservarlo, capì che una cosa del genere non l’avrebbe mai fatta con qualcun altro ed era convinta che tutto il mondo lo sapesse. Nessun altro ragazzo sarebbe potuto arrivare dov’era arrivato Glauco.
“Ora sei tu che mi guardi come se non mi avessi mai visto,” le bisbigliò.
“Non so se ho fatto bene a seguirti. Il mio istinto è venire ovunque con te, ma l’hai detto tu che non siamo più bambini. Io non so se…”
“Nessuno ci scoprirà, è il nostro segreto,” le sussurrò abbracciandola.
Intanto si erano avvicinati due uomini a cavallo. Illuminati dalla luna, Federica ne riconobbe subito uno.
“Ma è Trevor!” esclamò a bassa voce.
Stava per corrergli incontro, ma Glauco la trattenne.
“Dove vai? Non puoi salutarlo adesso. Guardati come sei vestita.” Sembrava irritato.
“Chi è l’altro uomo?” chiese lei.
Sopraggiungeva un altro cavaliere possente e più alto di Trevor.
“È mio fratello.” Egli rispose seccato.
“Tuo fratello è venuto qui, allora?” chiese sorpresa.
In tanti anni non era mai venuto, lei non lo aveva mai visto ed era curiosa di conoscerlo.
“Si fermerà per qualche giorno. Mio padre ha bisogno di parlargli. Forse sta per scoppiare una nuova guerra.”
“Una guerra? Contro chi?”
“I Popoli del Nord.”
“Ma perché Trevor è con lui?”
“Perché…”
“Perché?”
“Perché è un traditore!” strinse i pugni per la rabbia.
“Non può essere.”
Federica era sorpresa. Non capiva il motivo di una tale affermazione: “Come può Trevor essere un traditore, soltanto perché accompagna tuo fratello?”
“Ha finto di avere delle commissioni per poter fare il viaggio con Riccardo, ma ho capito che il suo gioco è diventare suo consigliere, perché acquisterebbe prestigio, visto che un giorno Riccardo sarà Re.”
Federica percepì astio nelle parole di Glauco. Tra i due fratelli non correva buon sangue.
“Promettimi che …” la afferrò con forza all’altezza delle spalle “Promettimi che resterai alla larga da mio fratello, che cercherai di evitarlo e di non farti vedere in sua presenza.”
“Sì, te lo prometto, ma posso sapere il motivo?” chiese lei un po’ spaventata.
“Perché … è pericoloso.”
Egli la osservò intensamente, come per assicurarsi che avrebbe mantenuto veramente la promessa e poi la strinse a sé, baciandola sulla fronte. Ella non volle ribattere e assaporò quel forte abbraccio.
Trevor e il principe Riccardo, dopo una breve sosta, erano rimontati a cavallo e si erano avviati lungo la strada verso la villa reale, mentre i ragazzi erano ancora abbracciati. L’abbraccio dapprima forte e quasi soffocante, divenne poco a poco più dolce. Federica si abbandonò tra le braccia del principe. Le piaceva e si rese conto davvero che il loro rapporto stava mutando. Il suo desiderio ora era di baciarlo, accarezzarlo, stringerlo a sé. Si chiese se fosse quello l’amore che aveva letto sui libri.
Glauco riprese ad accarezzarla, un po’ sorpreso dal fatto che Federica non fosse ostile come le ragazze che non hanno certezze. La baciò a lungo sul collo, poi scese sul petto fino al seno, facendola gemere più volte, ma poi di colpo smise e la sollevò strattonandola:
“Fai così con tutti?”, le chiese bruscamente.
“Tutti chi?”, chiese lei sorpresa, come se si fosse risvegliata all’improvviso da un dolce sonno.
“Ti concedi a me con una tale facilità, che mi viene da pensare che potresti fare così con tutti.”
Era arrabbiato veramente.
“Vuoi dire che sono una facile oppure una di quelle che vende il proprio corpo?”
Lui le mise una mano sulla bocca: “Ssh! Parla piano, se c’è qualcuno qua attorno, ci può sentire.”
“Non mi importa.” Si divincolò “Mi hai offesa. Un attimo fa ero felice, ora sono arrabbiata, lasciami!”
Si liberò completamente dalla sua presa.
Si mise a posto il corsetto, mentre Glauco preparava i cavalli e senza più parlare si avviarono verso casa.
Seguirono il sentiero di sempre con i cavalli al trotto. La brezza della sera accarezzava i loro corpi rinfrescandoli dai calori della passione e della rabbia. Lungo il tragitto non proferirono parola. Tutto attorno era in silenzio. Gli unici rumori che si udivano erano gli zoccoli dei cavalli e qualche fruscio tra le piante qua e là.
Quando lei fu sul punto di risalire i pioli della scala, Glauco esclamò:
“Ricordati la promessa che mi hai fatto.”
Federica si voltò e per un attimo lo guardò con occhi infuocati. Salì velocemente e quando fu in casa si buttò sul letto in lacrime.

Quella sera la luna era molto luminosa e i grilli le cantavano una dolce serenata. Glauco poteva vedere distintamente la finestra chiusa di Federica e rimase per qualche istante, pensando che ciò che era accaduto tra loro era meraviglioso. Si guardò attorno e respirò a pieni polmoni i profumi intensi della sera. Le fragranze dei fiori sparsi nei prati e nei boschi circostanti lo inebriarono e avrebbe voluto che l’incontro con Federica fosse durato più a lungo. L’urlo lontano di una civetta lo fece sussultare, credette per un attimo di essere spiato da forze magiche. Vide in lontananza l’ombra in volo del rapace notturno.
Le sue fantasie si interruppero e il pensiero volò a suo fratello.
“Fede, sta lontana da mio fratello,” mormorò tra sé.
Dopo aver rimesso a posto la scala, andò a sistemare i cavalli nelle stalle. Al suo ritorno si accorse che molte luci al pianterreno erano accese. Pensò che il Re doveva essere sceso per parlare con Riccardo. Quando entrò nel salone centrale li vide che stavano uscendo in giardino dalla parte opposta, sembravano molto assorti nella loro conversazione.

SimonB

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