IL LEONE D’ORO di Wilbur Smith – Recensione

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Siamo nell’Africa Orientale della seconda metà del diciassettesimo secolo. Colui che è sopravvissuto a una terribile battaglia in mare è l’Avvoltoio e sta macchinando per vendicarsi di Hal Courteney e della bella moglie, principessa etiope, Judith. Hal ignora che il suo nemico è sopravvissuto al terribile incendio, ma per una serie di intricate vicende, le loro strade si incroceranno nuovamente a Zanzibar e i due sposi dovranno combattere, dividersi, cercarsi e lottare per difendere la propria vita e la propria libertà.
Azione e avventura sono importanti in tutti i romanzi di Wilbur Smith, ma l’Africa e la natura sono fondamentali per creare le meravigliose atmosfere dei sui romanzi. L’intera storia si svolge tra mare e terra. Ci sono i grandi velieri dei pirati, l’esotica città di Zanzibar e gli impervi territori della savana africana.
Come sempre le descrizioni dell’autore sono minuziose, spesso accurate, talvolta macabre per rendere più reale possibile ciò che si sta leggendo.
Nei suoi romanzi conosciamo l’Africa in tutte le sue bellezze, bruttezze, crudeltà e ingiustizie.

“Guarda gli occhi, Gundwane!” gli aveva sempre consigliato Aboli. “Se guardi la lama reagirai sempre troppo tardi. La lama ti dice cosa il tuo nemico sta facendo in quel momento, ma gli occhi ti dicono cosa farà subito dopo.”

Per chi ama l’avventura e la spietata scrittura di Wilbur Smith, questo è un altro bel romanzo che regala forti emozioni.

SimonB

SimonB

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